Dopo la sospensione voluta dalla RIAA, arriva un nuovo servizio open source per la condivisione di compilation audio online. Ancora una volta si ripete la storia del "gatto" (le major) costrette a inseguire i "topi" della libera condivisione online.
Non sembra volersi inchinare ai voleri delle major Muxtape, il bel servizio per la creazione di compilation musicali, che dallo scorso aprile ha ben pensato di far rivivere in salsa digitale una delle pratiche più diffuse degli anni '80 e '90: i mixtape. Ovvero i collage di tracce musicali registrati sulle audiocassette secondo i criteri più vari e sempre molto personali (di solito la musica preferita, ma anche compilation tematiche vendute nei mercatini delle pulci).
E così, dopo le minacce della RIAA (Associazione americana dei produttori discografici), dalle sue ceneri è ora nato un progetto distribuito e open-source. Si chiama Open-Tape e conserva molte caratteristiche di Muxtape, con la differenza che i file non sono più salvati in un server centrale, ma sono distribuiti tra gli utenti. Come dire: siamo di fronte all'ennesimo caso di gatto (le major) che insegue il topo (servizi di condivisione online), senza riuscire mai ad agguantarlo definitivamente. Ripercorriamo le fasi principali di questa storia.
Fase 1: Nasce Muxtape
Lo scorso aprile fa la sua comparsa online un servizio che attira subito la curiosità degli utenti. Si presenta con un'interfaccia pulita e una grafica inequivocabile: un'audiocassetta che permette di ascoltare una sequenza di brani prefissata. Il tutto altamente personalizzabile e facile da condividere su blog e pagine di social-network. Come nei vecchi mixtape, anche qui lo scopo non è tanto aggirare il copyright (su ogni traccia era presente un link ad Amazon), quanto dare la possibilità di scoprire nuove tracce a partire dalla musica preferita delle persone di cui ci fidiamo.
Fase 2: Un piccolo problema con la RIAA
Nonostante il successo (circa 100.000 mixtape sono stati creati in pochi mesi), lo scorso 18 Agosto Muxtape è costretto a chiudere i battenti. Sul sito compare un avviso che dice: "Non saremo disponibili per un breve periodo, fino a quando non avremo risolto i nostri problemi con la RIAA". L'associazione dei discografici statunitensi conferma questa versione dei fatti: "Muxtape non ha ancora ottenuto l'autorizzazione dalle nostre società per ospitare o effettuare lo streaming di copie di tracce registrate".
Fase 3: Arriva OpenTape
A pochi giorni dalla sospensione fa la sua comparsa OpenTape, versione open-source di Muxtape. Si presenta come un applicativo da installare in locale (unici requisiti di sistema sono: Apache 1.x e PHP5), totalmente decentralizzato e quindi più difficile da perseguire da parte dei discografici: i file non sono più su un unico server, ma sono salvati in locale dai singoli utenti.
I fondatori di Muxtape affermano (ovviamente) di non avere nulla a che fare con OpenTape, ma secondo ValleyMag molti indizi proverebbero il contrario. Il che non dovrebbe stupire più di tanto: da Napster in poi, il passaggio dai servizi di condivisione centralizzati a quelli distribuiti è da sempre la regola. Se davvero si tratta di una storia già vista, ora alla RIAA resta la carta dell'invio di lettere minatorie ai singoli utenti. Ne varrà poi la pena?
NOTIZIE Mercoledì 27 agosto 2008 - 15:34 (568 giorni fa)
Argomenti trattati: musica, file sharing, p2p, open source
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