Anche la propaganda bellica diventa un tormentone online. Come nel caso del video con il drone statunitense che uccide "sei criminali pesantemente armati". Un genere di successo, che l'Huffington Post chiama "Drone Porn".
Su YouTube è diventato subito un tormentone, un virale - come li chiamano gli esperti di marketing online - con oltre 10 milioni di visite e migliaia di commenti. Non si tratta del classico video con la marcia nuziale a ritmo rock, né dell'ennesimo neonato al pianoforte (i generi che vanno per la maggiore). Ma di un video che di divertente non ha proprio nulla, già dal titolo: «UAV Kills 6 Heavily Armed Criminals». E cioè: «Un drone uccide 6 criminali pesantemente armati».
I
droni sono veicoli aerei su cui non è presente un pilota. Sono telecomandati a distanza e vengono usati ormai da anni dagli Stati Uniti per compiere operazioni di spionaggio in Pakistan, Afghanistan e Iraq. Negli ultimi anni questi veicoli sono stati utilizzati anche per lanciare missili dall'alto dei cieli: «talebani pericolosi» secondo la versione ufficiale, ma sempre più spesso anche «
civili indifesi», come ha rivelato una
recente inchiesta del New Yorker.
Non bisogna essere un agente della Cia per vedere questi fantascientifici droni in azione, basta andare su YouTube. Come nel caso del
video-tormentone dei sei pakistani uccisi lo scorso anno.
La scena è in bianco e nero, l'audio assente, si vede solo un mirino puntato su un gruppo di persone a distanza. Si muovono tra le mura di una casbah, e sono «sei pericolosi talebani», dicono le note accanto al video. Nei primi 20 secondi, il mirino li pedina come in un videogioco sparatutto, fino a quando non riesce a centrarli per bene. E poi parte un razzo, una persona si accascia a terra e così anche gli altri. Lo schermo si oscura, fine del gioco, «vuoi vedere un video collegato?» chiede YouTube. Magari qualcuno pescato dalla playlist «
U.S. Air Attacks» che contiene filmati sulle operazioni aeree in Pakistan o Afghanistan, rilasciati dal ministero della Difesa a stelle e strisce.
Il genere è ormai di successo, tanto che il reporter Keith Thomson dell'
Huffington Post ha già coniato un'espressione ad hoc: «
Drone Porn», declinazione bellica del porno, da intendersi nel suo significato da dizionario («descrizione e rappresentazione di temi e immagini
oscene »). E proprio questo è l'effetto che procura in chi guarda: «E' come bruciare le formiche con una lente di ingrandimento», dice un commento divertito. «Bastardi, ben vi sta», recita un altro. Solo una minoranza di utenti coglie l'aspetto propagandistico: «Il messaggio è chiaro: possiamo colpirti dallo spazio in qualsiasi momento e in qualsiasi paese».
Se è ormai innegabile che in futuro la guerra sarà combattuta sempre più a colpa di bit (si veda articolo a fianco), i protagonisti di questa cyberguerra non saranno solo criminali e hacker che si muovono nelle retrovie di Internet. Nella sua variante propagandistica, la guerra di bit è da tempo in azione online. Oltre agli Stati Uniti,
tra i più attivi su questo fronte c'è anche Israele. Già ai tempi dell'operazione Piombo Fuso a Gaza, il ministero della Difesa di Tel Aviv ha aperto su YouTube un canale ufficiale su cui pubblica in tempo pressoché reale i video con i bombardamenti effettuati dalle proprie unità. Se non fosse stato per Al Jazeera (unico network televisivo
presente in quei giorni a Gaza), in Occidente avremmo visto solo le spettacolari prodezze militari israeliane e non le migliaia di vittime civili documentate dall'emittente araba.
La YouTube-war sembra rafforzare ancora di più le intuizioni del filosofo francese
Paul Virilio che nel saggio "
Guerra e cinema" parlava di «
logistica della percezione». La spettacolarità delle immagini ormai ha sostituito la cruda realtà della guerra: «Il mondo scompare nella guerra e la guerra come fenomeno scompare dagli occhi del mondo». Resta solo un
corto circuito di percezione,
sempre a debita distanza: dallo schermo del quartier generale della Cia negli Stati Uniti (dove i militari telecomandano i droni in azione in Pakistan), al video caricato su YouTube e accessibile da qualunque computer nel mondo, la guerra diventa sempre più intrattenimento, simulazione.
«All'inferno», dice un commento del video virale con il drone che uccide sei «criminali». Chissà se l'autore ha la minima idea di chi sta mandando all'altro mondo (un talebano? un civile?). Magari il suo è solo uno sbruffo, un'esclamazione, come quando si gioca a un videogioco di guerra e, dopo una lunga sparatoria, il nemico salta all'aria.
Articolo pubblicato su Chips&Salsa/Il Manifesto del 30 Gennaio 2010