La morbida macchina delle traduzioni online

Tre ore dopo la fine di una puntata di Lost negli Usa in rete sono già disponibili i sottotitoli italiani. Come? Grazie al lavoro di un piccolo esercito di appassionati di community come Itasa e Subsfactory. La frontiera dei fan ai tempi della rete.

Alle 4.00 del mattino Curzio e Pierluigi sono svegli da un po' e già davanti al computer. L'ultima puntata di Lost, appena trasmessa negli Usa, sarà tra poco disponibile in rete e bisogna organizzarsi. E' necessario mettersi in contatto con le rispettive squadre, controllare le trascrizioni dei dialoghi inglesi appena arrivano sui siti stranieri, dividersi i segmenti dell'episodio, sincronizzare i testi con il video e partire con la traduzione. In capo a tre ore, in tempo per la colazione, i sottotitoli di Lost saranno disponibili su Itasa - Italians subs addicted o Subsfactory, le due community di sotto-titolatori amatoriali a cui, rispettivamente, Curzio e Pierluigi appartengono.

Sì perché essere fan ai tempi della rete significa anche questo. Svegliarsi prima del canto del gallo e impegnarsi in un'impresa collettiva non retribuita per offrire un servizio. A chi? Lo spiega Pierluigi, uno degli amministratori di Subsfactory: «A tutti gli appassionati che non intendono aspettare mesi per vedere le serie in Italia, non sopportano doppiaggi maldestri o serie interrotte senza preavviso».

Un'avanguardia di super-fan esigenti e creativi che, a giudicare dal successo di servizi di questo tipo, è più di una nicchia. «Una serie di punta, come Lost, fa quasi 20 mila download di sottotitoli a puntata», conferma Curzio (nome d'arte), 30 anni, impiegato in una ditta di trasporti e uno degli amministratori di Itasa. Il "suo" sito denuncia 150 mila iscritti e oltre 23 milioni di pagine viste al mese. Fornisce di sottotitoli più di 200 serie, al ritmo di 15 nuove puntate a settimana.

Imprese del genere sono realizzate da un piccolo esercito di volontari (200 per Itasa, 160 per Subsfactory) divisi in squadre da 4 a 6 persone che seguono ciascuna una serie. Per i telefilm più popolari la levataccia è d'obbligo. «Un episodio di Lost termina in Usa quando da noi sono le 4 del mattino», racconta Curzio. «Mezz'ora dopo in rete è già disponibile il video. Qualche minuto e arriva il file con la trascrizione del testo originale. A quel punto ciascun componente della squadra si prende un segmento della puntata e procede a tradurlo e sincronizzarlo con le immagini. Un revisore effettua le correzione e dà omogeneità al tutto».
Alle 7.30 è tutto già pronto. Solo i sottotitoli, niente video. Saranno eventualmente gli utenti interessati a collegare i testi alle immagini trovate sui network p2p o a incorporarli nel file e distribuire il prodotto comprensivo di traduzione. «Quel che accade dopo non ci riguarda», spiegano Pierluigi e Curzio.

Ma chi sono questi stakhanov della rete in salsa pop? Risponde Curzio: «Per lo più studenti tra i 20 e i 30 anni. Ma non mancano avvocati e medici di 50 anni e passa». L'età conta fino a un certo punto. Il collante è la passione per una forma di narrazione che ha raggiunto la sua età dell'oro; la ricompensa è il piacere di partecipare alla sua diffusione. «Siamo un network globale. Nel momento in cui ci mettiamo al lavoro, migliaia di persone in tutto il mondo fanno la stessa cosa», spiega Pierluigi.

Come i francesi di SeriesSub.com. O i brasiliani di Legendaz (che però hanno avuto problemi con la legge). E poi spagnoli e cinesi. Una rete mondiale di appassionati che rispondono al profilo di quei consumatori "convergenti" di cui parlano alcuni teorici dei nuovi media.

Non si accontentano di una fruizione passiva della cultura, sono straordinariamente competenti e fedeli, ma spesso ostacolati dalla legislazione sul copyright e colpevolmente ignorati dai meccanismi distributivi dei conglomerati mediatici. «Certo che se le grandi emittenti facessero un salto sui nostri siti – conclude Curzio – potrebbero avere una visione più chiara di quello che ha successo e per quali categorie di utenti». Non è detto che, di nascosto, non lo facciano già.

Articolo pubblicato su Chips&Salsa/Il Manifesto dell'11 aprile 2009


Lunedì 20 aprile 2009 - 09:33 (327 giorni fa)

Raffaele Mastrolonardo

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