A settembre Linux sbarca a Montecitorio

La migrazione definitiva avverrà entro la fine della legislatura. Inizieranno i servizi camerali, mentre i deputati non sono obbligati al passaggio all’open, ma sono caldeggiati a farlo. La scelta è ricaduta su SuSe di Novell, che con la Camera già lavorava.

La Camera dei DeputatiLa Camera dei deputati è pronta e convinta: il suo futuro informatico si chiama Linux. È il sistema operativo open source, declinato all'occasione nella release SuSe di casa Novell, che organizzerà tutte le informazioni digitali e il lavoro di questo braccio del Parlamento italiano. Si partirà subito dopo l'estate, dai primi di settembre, per concludere la migrazione (ma questo è solo un auspicio) almeno entro la fine di questa legislatura, in modo che sia alquanto difficile tornare indietro.

L'intervento del leader del free software Richard Stallman davanti alla Commissione cultura della Camera, proprio un mese fa, con benedizione finale di Fausto Bertinotti, avrebbe dunque sortito buoni effetti: proprio ieri infatti è stato presentato il piano per il passaggio dell'infrastruttura informatica della Camera da Windows a Linux. In verità a Montecitorio già da tempo c'era chi lavorava per questa migrazione. L'onorevole Pietro Folena aveva proposto alla Commissione cultura camerale un ordine del giorno sottolineando l'urgenza di questa misura. E oggi dichiara: «Si tratta di una decisione straordinaria e rilevantissima. L'istituzione centrale del Paese, il Parlamento, decide non solo di risparmiare, ma soprattutto di rendersi indipendente sul piano tecnologico, adottando un sistema open source e quindi liberandosi dai vincoli del software proprietario».

Lo stesso onorevole ha trovato terreno fertile e molta sensibilità all'argomento intorno a sé: il nuovo capo dell'ufficio informatica, Annibale Ferrari, ha presto orchestrato una strategia di migrazione che lascia poco al caso, organizzando per esempio una squadra di formatori che si occuperà di insegnare a tutti i dipendenti come utilizzare il nuovo sistema. E anche i deputati questori presenti ieri (Albonetti, Colucci e Galante) ne hanno riconosciuto l'importanza, ammettendo che questo passaggio comporterebbe un notevole risparmio di costi. Che in tempo di polemiche sulle spese parlamentari, varrebbe già da sé un buon motivo per promuovere la causa Linux.

L'istituzione centrale del paese, il Parlamento, decide non solo di risparmiare, ma soprattutto di rendersi indipendente sul piano tecnologico.
Pietro Folena
Deputato di Rc

A questo si aggiunge un ulteriore elemento: i computer della Camera dei deputati viaggiano tutti su sistema operativo Windows 2000, che per la sua vecchiaia andrebbe oggi sostituito con Windows Vista, Os che i Pc presenti non sarebbero in grado di reggere. Infine, la scelta è etica e politica. Il passaggio all'open mette un piccolo tassello verso l'indipendenza e la trasparenza della Pubblica amministrazione e fa sì che lo stesso ufficio informatico di Montecitorio si trasformi anche, in un futuro, in un centro di sviluppo di software open per la Pa.

Sulla scelta della distribuzione Linux da adottare, poi, la Camera ha deciso nel segno della continuità: il prodotto è SuSe di Novell, proprio perché Novell già oggi fornisce servizi su sistema Windows e il passaggio a Linux non comporta per le casse della Camera alcuna spesa aggiuntiva. Semmai anzi, si andrà a risparmiare, eliminando i costi delle licenze software di casa Microsoft.

Tutto è pronto dunque per i primi di settembre: il passaggio sarà graduale ma totale. Il primo impegno è quello di tradurre in formato open tutti gli strumenti di lavoro dei vari servizi camerali. E questo potrebbe essere uno dei passaggi più lunghi. Poi si passerà all'installazione. I deputati non avranno comunque l'obbligo di passare a Linux anche sui loro portatili. Certo è che, ogni qualvolta si appoggeranno, come spesso accade, ai Pc desktop degli uffici dei gruppi presenti alla Camera, troveranno davanti a sé un nuovo sistema. E se vorranno, l'ufficio informatico è pronto a fornire tutta la consulenza e l'assistenza per mettere un cuore open anche sui loro laptop.

NOTIZIE Mercoledì 11 luglio 2007 - 17:00 (981 giorni fa)

Eva Perasso

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Argomenti trattati: open source, politica, Richard Stallman, Linux, Novell

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Commenti dei lettori

  • Angelo
    Non credo sia la scelta migliore quella di puntare su un sistema Linux che richiede una licenza a pagamento. Ci sono molti tecnici Italiani capaci ed un discreto numero di distribuzioni robuste e sicure che al contrario della Suse di Novell, sono gratuite. Credo che questo sarebbe un vero risparmio. I tecnici a Montecitorio ci sono già (altrimenti chi chiamerebbe l'assistenza Novell??), basterebbe formarli a dovere ed il costo scenderebbe di molto.
    16/09/2007 - 23:00

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