Tra stato e mercato c'è un'alternativa: i commons. Lo afferma Yochai Benkler, autore del libro La Ricchezza della Rete. E' su questo tipo di gestione, collettivo e non proprietario, cooperativo e non rivolto al guadagno che si fonda una crescente fetta dell'economia dell'Internet
Stato e mercato non sono più soli. I due grandi rivali del Novecento hanno trovato in questo inizio di millennio dei nuovi enigmatici avversari. Sono milioni di individui interconnessi grazie alle nuove tecnologie che operano oltre il governo e fuori dall'impresa lasciando perplesso più di un economista. Non agiscono per motivazioni esclusivamente pecuniarie, eppure sono capaci di dare vita a nuovi business (si pensi al software open source).
Sono mossi per lo più da passione, eppure in grado di offrire beni e servizi a milioni di persone (per esempio, Wikipedia). Non posseggono rotative, televisioni e studi di posa, ma stanno trasformando il mondo dei media (accade con i blog e varie forme di giornalismo dal basso). Fino a poco tempo fa, nessuno si era preso la briga di dare una spiegazione teorica soddisfacente a questa «terza via», che non ha niente a che fare con Tony Blair, ma è caratterizzata dalla cooperazione diffusa. Mancava uno sguardo d'insieme che analizzasse in modo rigoroso le ricadute economiche, sociali e culturali dell'azione di queste masse. A colmare la lacuna ci ha pensato Yochai Benkler, giurista della Yale University con libro di 500 pagine intitolato The wealth of networks ( La ricchezza della Rete).
Un tomo ricco di argomenti filosofici, economici e giuridici dove i cooperanti digitali diventano i protagonisti dell 'economia dell'informazione a rete. Un nuovo paradigma rispetto ai modelli industriali del '900, che non si appoggia sulla proprietà, né su prezzi indicati da cartellini e nemmeno su collettivizzazioni di sorta. Si fonda, invece, su una strategia antica a cui la rivoluzione digitale sembra aver dato nuova linfa: i commons , beni comuni che tutti possono sfruttare ma su cui nessuno può reclamare un diritto esclusivo (come accade, per esempio, nel caso dei parchi pubblici). "E' dieci anni che cerco di dimostrare che modelli di produzione non fondati sul mercato e basati sui commons sono l'alternativa allo stato e al mercato", racconta Benkler.
Quali sono i fattori che hanno portato alla nascita dell' economia dell'informazione a rete?
Il passaggio critico è l'emersione di Pc connessi l'uno all'altro. Per la prima volta dalla rivoluzione industriale il capitale fisico necessario per agire in modo efficace nei settori fondamentali delle economie più avanzate - e l'informazione è ormai centrale nell'economia globale - è distribuito tra la popolazione. Questo fatto crea una nuova realtà economica. Ieri i produttori di auto o le compagnie petrolifere non dovevano preoccuparsi di volontari che avrebbero potuto riunirsi nel weekend e competere con loro: i costi per mettere in piedi una linea di produzione erano semplicemente troppo alti. Oggi, Microsoft, le grandi reti televisive e Hollywood sono costretti a preoccuparsi di questi dilettanti della domenica che, cooperando, grazie a computer connessi a Internet, creano alternative ai loro prodotti...
FACE2FACE Giovedì 26 aprile 2007 - 11:03 (1057 giorni fa)
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