Stanno in basso e, ovviamente, a destra. Sono reazionari, conservatori e un po' luddisti. La rete delle meraviglie dei Panglossiani e dei Neo.Com per i Tecno-retro è solo fonte di corruzione morale e intellettuale. Nelle loro invettive pessimiste, il web diventa la notte in cui i «confini della verità sono erosi» (Siegel) e i blog un esercito che vuol «confondere l'opinione pubblica» (Keen). Parlano di tradizione occidentale e accusano i nuovi media di distruggere i «nostri valori» e attentare al «futuro stesso delle nostre istituzioni culturali». Scomodano persino Hannah Arendt in difesa dei signori dell'intrattenimento minacciati da internet (Olivennes) e denunciano «la moltiplicazione dei consumi (…) dietro false ideologie di progresso» (Landi). Secondo loro, l'ordine costituito è sotto l'attacco di barbari di bit che si riempiono la bocca di democrazia e gratuità ma sono manipolati da aziende miliardarie. E se per invertire il corso della storia è tardi, che importa: per ritagliarsi una nicchia editoriale come bastian contrari del web il momento è giusto.
Paolo Landi, Impigliati nella rete. Per una controinformazione sul web (2007)
Denis Olivennes, La gratuità è un furto. Quando la pirateria uccide la cultura (2007)
Andrew Keen, The cult of the amateur. How blogs, MySpace, YouTube, and the rest of today's user-generated media are destroying our economy, our culture, and our values (2007)
Lee Siegel, Against the machine. Being Human in the Age of the Electronic Mob (2008)
Contro l'illusione neo-rinascimentale dei Panglossiani più incalliti e le invettive reazionarie di stampo Tecno-retro, dalle università statunitensi arrivano anche voci pragmatiche che provano a stemperare sia l'entusiasmo acritico verso tutto ciò che è virtuale che il millenarismo fondamentalista. I Post-virtuali denunciano il dilagare del «totalitarismo tecnologico» e i rischi politici di un lento arretramento della "cultura" (Postman). Avanzano dubbi sulle conseguenze dell'informazione ultrapersonalizzata temendo «una società eterogenea» incapace «di affrontare i problemi sociali» (Sunstein). "Google ci rende stupidi?" si chiede in un recente articolo l'economista Nicholas Carr che nei suoi lavori coniuga sano scetticismo e provocazione intelligente. E di fronte al pericolo del cybercrimine c'è chi propone nuove forme di governance che vadano in direzione opposta al controllo governativo ma senza dimenticare che ogni soluzione deve coinvolgere anche l'anima hacker della rete (Zittrain).
ZOOM Sabato 26 luglio 2008 - 08:30 (769 giorni fa) Pagina 5 di 5
Argomenti trattati: internet, Mappa
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