Parla il direttore di Wired, Chris Anderson: dalla freeconomics ai falsi miti della coda lunga; perché l'Italia dovrebbe scommettere sulla nicchia; e il futuro della sua rivista.
Non ha certo bisogno di presentazioni Chris Anderson, direttore di Wired e guru del business online, oltre che autore del best-seller "La Coda Lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati". Visionpost ha incontrato Anderson a Milano a margine della conferenza che ha tenuto al World Marketing & Sales Forum 2008.
Dopo il successo di "La coda lunga", il suo prossimo libro riguarderà l'emergere della freeconomics online. Pensa che sia possibile un'integrazione tra questi due modelli economici?
Certo che possono intergrarsi tra loro. La coda lunga tende ad emergere nel momento in cui si passa dai canali di distribuzione con spazi limitati a canali in cui lo spazio non è più una risorsa scarsa. Quanto più i canali sono illimitati, tanto più i modelli a coda lunga riescono a svilupparsi meglio. Ma per trovarsi in questa situazione, è necessaria anche un'altra condizione: che gli spazi costino poco.
Internet è proprio questo: un luogo con spazi illimitati che tendono a costare sempre meno, se non nulla. E' per questo che il free sta cominciando a cambiare la cultura e le regole del mercato, rendendo possibili sia i business grandi, che quelli di nicchia.
Quella di internet è una delle più grandi economie al mondo e, per di più, in gran parte basata sul modello del free (i software e i servizi sono per lo più gratuiti). Fino ad ora non avevamo mai avuto un mercato così grande interamente incentrato sul gratis. Questo rappresenta una sfida non indifferente per la teoria economica classica.
Non crede però che ci troviamo solo di fronte ad uno spostamento del valore economico, che online non sta più nei beni, ma nei servizi offerti?
Al di là di internet, gran parte dell'economia tende a girare intorno ai servizi. Credo, però, che questa distinzione tra beni e servizi sia ormai ambigua e fuorviante. Tutto ormai è digitale, tutto è software e servizi. Su internet non si tratta più di comprare un prodotto, ma di acquistare o utilizzare gratuitamente bit distribuiti da un software.
E quindi, dove si situa il valore economico nel modello della freeconomics?
La teoria economica ci dice che i guadagni provengono dallo sfruttamento delle risorse scarse. Lo stesso vale anche per la freeconomics, solo che ci troviamo di fronte ad una diversa tipologia di beni scarsi: l'attenzione e la reputazione. Il gratis viene ora sfruttato per ottenere attenzione e reputazione, due risorse che possono essere monetizzate attraverso la pubblicità o i programmi "premium". E' per questo che, pur di aggregare l'attenzione e reputazione, online si tenderà sempre più a dare gratis i prodotti.
Durante la conferenza ha fatto riferimento anche ad alcuni falsi miti che circondano il modello della coda lunga...
Si, ci sono diverse false supposizioni intorno al concetto di long tail
Primo mito: la coda lunga comporta la morte del blockbuster o del best-seller; non è affatto vero, rappresenta solo la fine del loro monopolio, basato sull'accesso esclusivo ai canali di distribuzione.
Secondo mito: si possono fare soldi sulla coda lunga? Anche no. Anzi, dal momento che le sue risorse sono l'attenzione e reputazione, la long tail rientra molto di più nei meccanismi non monetari (economia del dono).
Terzo mito: sui blog, YouTube e i social network c'è solo tanta spazzatura. Falso. Stiamo tutti facendo un esperimento globale su Internet per capire chi siamo. Mettiamo video trash su YouTube anche per esplorare quale sarà il futuro dei video online. In rete possiamo permetterci tutto ciò: non è come in tv, dove uno show costa 20 milioni di dollari e non si può sperimentare più di tanto, ma bisogna allinearsi su contenuti mediamente tradizionali.
Quarto mito: l'offerta crea la domanda. Sbagliato, in rete sono la reputazione e il passaparola a creare la domanda. Non basta più il "brand" in sé a trascinare le vendite.
FACE2FACE Mercoledì 18 giugno 2008 - 16:38 (638 giorni fa)
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