Secondo il Wall Street Journal, dopo 2 anni di indagini, i magistrati milanesi sarebbero pronti a richiedere il rinvio a giudizio di 4 manager di Google per un video del 2006 in cui un bambino down era sottoposto a sevizie da parte dei compagni
Dopo due anni di indagini, la Procura di Milano sarebbe in procinto di rendere pubbliche le accuse contro quattro top-excutive di Google (tra cui anche alcuni rappresentanti della filiale italiana) per la vicenda del 2006 legata alla pubblicazione di un filmato su YouTube in cui un bambino down veniva molestato e picchiato dai compagni di scuola.
Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, i reati ipotizzati dai Pm milanesi sono diffamazione e violazione della privacy (entrambi di natura penale), per non aver vigilato correttamente sui contenuti pubblicati.
Oltre ai vertici gestionali di Google Italia (il chairman e un membro del board), sarebbero coinvolti anche il responsabile europeo per Privacy e l'allora responsabile di Google Video in Europa.
Secondo il quotidiano americano, i magistrati hanno da poco concluso le indagini, ma le loro accuse (con la probabile richiesta di rinvio a giudizio) non saranno rese pubbliche prima di settembre (i tribunali bloccano le loro attività durante il mese di agosto).
La richiesta di rinvio a giudizio coincide con la chiusura della prima fase delle indagini preliminari. Dovrà comunque essere validata da un Gup, Giudice per l'udienza preliminare, al termine dell'udienza preliminare. Dopo di che si entrerà eventualmente nel vivo del processo con la celebrazione del dibattimento, al termine della quale viene emessa una sentenza.
Il procedimento della Procura di Milano è diverso da quello aperto dalla Procura di Torino contro i ragazzi colpevoli delle violenze e della successiva pubblicazione su YouTube. Secondo quanto scrive il Wall street journal, i giudici milanesi sarebbero propensi a considerare anche Google responsabile per la pubblicazione del filmato, in quanto "erano in una posizione di autorità" per poterlo evitare.
E' questo un fronte caldo che vede Mountain View impegnata in diversi processi in tutto il mondo (tra cui l'ultimo promosso da Viacom negli Stati Uniti). Google ha sempre adottato la linea difensiva "non siamo responsabili di quanto viene pubblicato; ma dietro segnalazione siamo pronti a rimuovere tutti i contenuti inappropriati".
Stefano Hesse, responsabile corporate communications per l'Europa del Sud, ha spiegato al giornale che Google ha cooperato fin dall'inizio con i Pm italiani e ha subito rimosso il video appena è stata segnalata la sua presenza.
Dal momento che la legislazione europea non richiede a Google di monitorare i contenuti condivisi dagli utenti (ma soltanto di rimuoverli in caso di segnalazione), secondo Hesse non ci sono le condizioni per il proseguimento dell'azione penale.
Abbiamo provato a contattare Google Italia, ma per il momento preferiscono non commentare la vicenda. Salvo aggiungere che "non risulta che alcun dipendente italiano sia coinvolto nella questione e non possiamo confermare alcun nome, neppure tra quelli citati in passato nel corso della vicenda".
Il riferimento è alle notizie che si erano diffuse in occasione della perquisizione della Guardia di Finanza nella sede di Milano di Google nel 2006, in seguito all'esposto presentato dall'associazione Vividown. In quella occasione si era parlato di due dirigenti statunitensi iscritti nel registro degli indagati; ora invece, secondo il WSJ, sarebbero indagati anche membri del management italiano.
Aggiornamento ore 15:00 - Google ha rilasciato una dichiarazione ufficiale sulla vicenda: "Siamo sorpresi riguardo la decisione del Pubblico Ministero di rinviare a giudizio alcuni dipendenti Google. Sin dall'inizio abbiamo sempre collaborato con le forze dell'ordine e il tribunale di Torino riguardo questo caso, come da sempre facciamo in ogni investigazione.
Mentre ci preme rinnovare la nostra solidarietà alla famiglia del ragazzo e alla associazione Vividown, crediamo fermamente che questo procedimento non riguardi Google Video e quello che è successo, ma riguardi Internet come la conosciamo: un ambiente aperto e libero.
Continueremo a collaborare con la procura di Milano per dimostrare che tutti i Googlers sotto investigazione non hanno alcun coinvolgimento nel caso Vividown".
NOTIZIE Venerdì 25 luglio 2008 - 12:12 (770 giorni fa)
Argomenti trattati: legislazioni, YouTube, Google
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