Microstoria delle notizie in meno di 140 battute

Dai primi cinguettii dei giornalisti statunitensi a un insospettabile Gianni Riotta, Twitter si afferma come un nuovo canale per la distribuzione delle news. Ma il vero potenziale è rappresentato dal reporting dal basso.

Twitter giornalismo«Ho appena visto Bill O'Reilly fare una scenata al raduno di Obama. Ha spintonato uno del suo staff». Con questo messaggio pubblicato su Twitter dal reporter di Slate John Dickerson, il 5 Gennaio 2008 nasce il «microgiornalismo». Una sorta di ritorno alle origini telegrafiche per chi fa informazione: la popolare piattaforma di microblogging obbliga a raccontare un fatto in meno di 140 battute. Da quel giorno Dickerson ha continuato a pubblicare brevi stralci di notizie sul proprio profilo: «Il compito di un reporter è portare i lettori nei posti in cui non possono entrare. Twitter è molto più autentico degli altri media, perché scrivi mentre le cose stanno accadendo, perché sei davvero in quella stanza». 

Facile aspettarsi che, nel bel mezzo di una campagna concitata come quella che ha portato Obama alla Casa Bianca, la moda del microgiornalismo iniziasse a prendere piede anche nelle redazioni più tradizionali. Anne-Marie Cox di Time utilizza Twitter per «catturare l'entusiamo degli eventi che seguo» e così pure diversi reporter di Reuters , Cnn , New York Times e finanche il più ingessato Economist . Lentamente, anche in Italia alcune firme di punta hanno iniziato a cinguettare (to tweet , in inglese). E' il caso del direttore del Sole24Ore Gianni Riotta, che ha aperto un account Twitter su cui segnalare link interessanti e, a volte, condivide pensieri estemporanei che forse sulla prima pagina del suo quotidiano non troveremo mai (del tipo: «Il Sole denuncia caos aiuti ad Haiti da giorni ma Bertolaso che arriva e fa il bauscia fa pena crede di vivere in talk show d'Italy sempre»). 

Il fenomeno non è così di nicchia come potrebbe sembrare. Basti pensare che i grandi quotidiani statunitensi - come il Wall Street Journal - hanno già introdotto un galateo 2.0 per regolare l'utilizzo di Twitter e degli altri social-network all'interno delle redazioni. Per evitare fughe di notizie, ma anche per non compromettere l'autorevolezza della testata (con amicizie inappropriate o opinioni che non rispecchiano la linea editoriale). 

Ma al di là dell'apertura di un nuovo canale di distribuzione per le notizie mainstream, il potenziale giornalistico della piattaforma di microblogging è un altro, come è emerso da diversi casi di cronaca recente. Quando nell'Aprile del 2007 Città del Messico fu colpita da un violento terremoto, le prime notizie dell'accaduto non erano disponibili né sui siti di news online, né su quelli delle fonti governative, ma su Twitter. La storia si è ripetuta a L'Aquila: nella notte del terremoto, decine di utenti hanno aggiornato in tempo reale il proprio profilo, trasformando Twitter in una sorta di agenzia con reportage di prima mano dai diversi paesi colpiti dal sisma. E così pure durante l'attacco terroristico all'Hotel Marriot di Mumbai: le prime testimonianze sono arrivate proprio dai citizen-journalist assiepati intorno all'hotel.

Se proprio si deve parlare di nascita del microgiornalismo - sottolineano diversi osservatori della rete - è a queste esperienze di reporting dal basso che bisogna far riferimento. Una conferma arriva anche da uno studio dell'Università del Colorado, che ha monitorato la copertura online degli incendi che nell'Ottobre 2007 hanno devastato la California: «I siti di informazione nazionale si sono dimostrati del tutto inadeguati: hanno ignorato a lungo la reale estensione del fenomeno, segnalando solo un piccolo focolaio a Malibù che aveva distrutto le case delle celebrità», spiegano i ricercatori sottolineando, invece l'ampia documentazione presente sulla piattaforma di micro-blogging. 

E' anche per questo motivo che diverse agenzie governative hanno iniziato a finanziare programmi specifici per monitorare Twitter: quando ci sono eventi di crisi, l'attività sul sito di microblogging tende improvvisamente ad impennarsi. «I messaggi su Twitter iniziano ad arrivare pochi secondi dopo un terremoto mentre le informazioni dei sistemi di rilevamento scientifico possono impiegarci tra i 2 e i 20 minuti», ha spiegato Paul Earle, responsabile del progetto Twitter Earthquake Detection attivato dalla US Geological Survey. 

Consapevoli di questo potenziale, le testate più innovative hanno già iniziato ad affiancare il monitoraggio di Twitter a quello delle normali agenzie. La divisione online di Sky News Uk utilizza da tempo un programma (TweetDeck) che permette di filtrare i milioni di tweet pubblicati ogni giorno online.

Tutto ciò, ovviamente, non vuole affatto dire che il microgiornalismo è destinato a far piazza pulita delle grandi agenzie. Si tratta solo di una fonte in più che ormai non può essere ignorata. Va da sé, poi, che come per le chiacchiere da bar, anche su Twitter le notizie devono essere trovate, filtrate, verificate. E per questo servono ancora i giornalisti.

Articolo pubblicato su Chips&Salsa/Il Manifesto del 6 Febbraio 2010

Lunedì 08 febbraio 2010 - 11:40 (34 giorni fa)

Nicola Bruno

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Argomenti trattati: giornalismo, Twitter

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