Il Massachusetts Institute of Technology (Mit) studia le 10 start up hi-tech più promettenti del mondo, quelle che potrebbero diventare le internet company del futuro. In vetta alla classifica troviamo Pinger, per i messaggi vocali via web.
Quali sono le più promettenti start-up hi-tech del mondo, quelle che un giorno potrebbero cambiare il web? Se lo chiede il Mit (Massachusetts Institute of Technology) che ha stilato una classifica di dieci emergenti nomi dell'hi-tech, pubblicata su Technology Review.
Le prime tre start-up
Il primo posto è per Pinger.
L'obiettivo di questa start up californiana è di far parlare i messaggi
via web. In altre termini permette di comunicare vocalmente senza fare
telefonate e ascoltare sia attraverso cellulare che attraverso
computer. Una sorta di e-mail vocale che viaggia da telefono a pc e
viceversa. Il tutto, con un software open-source.
Seconda classificata Pownce,
un'azienda che mette in comunicazione i servizi di microblogging - come
Twitter - o di instant messaging con piattaforme per condividere
contenuti molto più impegnativi in quanto a dimensioni.
Sul podio, al terzo posto, Qik, che si adopera per permettere, attraverso un software di sua invenzione, la trasmissione in diretta da cellulari. Trasforma i dati ricevuti dai telefonini in formato Flash e consente anche a chi è sul web di comunicare via sms con chi sta inviando i filmati.
Da seguire
Fra le più interessanti, all'ottavo posto, si trova Peer39, che prepara l'arrivo del web semantico concentrandosi sul funzionamento della pubblicità con un particolare algoritmo. Al quinto posto c'è Ushahidi, che punta a dare una mano al Kenya con un'applicazione web pensata per ricevere gli sms dal cellulare e per segnalare qualsiasi disastro di massa o problema individuale stia coinvolgendo i cittadini di un Paese travagliato dall'instabilità politica. Con l'aiuto anche delle mappe di Google.
In fondo alla classifica Anagran,
un'azienda tutta concentrata sulla ricerca ultra-tecnica di un
miglioramento del cammino che i dati web percorrono da una parte
all'altra del mondo, o almeno a una loro razionalizzazione. Quando il
web fu inventato, infatti, non fu pensato per la quantità di
informazioni che sono presenti oggi e soprattutto non per lo streaming.
La sua tecnologia riesce a identificare la natura dei dati e se sono
destinati a rifocillare canali che hanno bisogno di grandi quantità di
informazioni e dà loro, eventualmente, la priorità.
NOTIZIE Venerdì 27 giugno 2008 - 14:31 (622 giorni fa)
Argomenti trattati: ricerca, start-up
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